Francesco Cucca.

MAGALI BOISNARD-NESGMA LA MUSA D'ALGERIA.
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TRATTO DA: La lettura: Rivista mensile del Corriere della Sera, 1911.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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"Nesgma" - stella -  l'appellativo soave e delizioso che i beduini di "Annba" - Bona - e dei dintorni han consacrato a Magali Boisnard, dal giorno in cui Rebah il "deruisc" - negromante - dal volto bello ed austero, disse che sulla fronte di lei vedeva splendere una stella, e predisse che quella stella, su quella fronte, sarebbe apparsa ogni giorno pi fulgida e smagliante.
Cos, come i buoni beduini, anche noi, parlando della sua arte grande e vigorosa di poetessa e di studiosa, di profonda osservatrice e sicura psicologa, amiamo chiamarla con quel nome che suona particolarmente significativo perch  il battesimo di quel popolo ignaro e selvaggio e diffidente della razza bianca, che non si d e non si svela se non dopo aver riconosciuto la sincera ed affettuosa simpatia dentro il cuore di una razza diversa, verso la quale, per istinto e per fanatismo, nutre un forte odio che cova vigile in fondo al suo cuore di vinto e di sottomesso.
Ma Nesgma, che fior la sua infanzia nelle selve del Beni-Salah, dove per molti anni suo padre, ingegnere civile, attese ad opere di industria agricola nelle foreste, impar da piccina a vivere la vita della tenda e del gorbino, e accompagnandosi con le vagabonde e selvagge pastorelle del bled, colle folleggianti custodi delle caprette, su per le rupi scabrose e per le balze lisce, s'inebri di bellezza e di libert, di bont e di passione, di sole e di scirocco; si diede tutta ad una fanciullezza immemore, quasi di primitiva, correndo agile come una gazzella e cantando ignara le canzoni d'amore voluttuose ed appassionate in groppa ai polledri selvaggi che, fin da allora, furono la sua predilezione.
Cos il suo cuore si vers nel cuore delle figlie d'Islam e dal cuore ardente di esse bevve le fiamme che vi bruciavano.
L'ingegno vivacissimo e il prepotente bisogno di dar sfogo ad una fantasia ebbra di sole e di agresti profumi, con tutte le luminose stelle delle calde notti africane, con gli orizzonti vaporosi, misteriosi, velati come del velo che nasconde i fascini della donna musulmana, suggerirono alla sua anima, dopo le prime lezioni di lettura, che la madre buona, con amorosa cura le impart, i primi canti.
Ed era la piccola folleggiante Gh-Gh, che nell'amore, anzi nella febbre dello studio, tormentata dallo spasimo di dar veste e forma ai cuoi sogni, alle sue chimere, cantava le canzoni di Nura e le nenie del cammellieri e dei narratori raminghi.
A tredici anni Nesgma cal dal bosco al mare, dalla foresta dei Beni-Salah a Bona, dove per qualche anno, ad intervalli, frequent la scuola.
Ribelle a tutte le imposizioni, impetuosa e irrequieta, negativa a tutto ci che non era arte e letteratura, abbandon la scuola pubblica per dedicarsi ai suoi studi diletti dei quali nutr la sua mente che vi si spazi beata, come nelle tacite notti, quando la luna si vela di vaporose nubi pallide, e d un bagliore tenue seducente e come una lontana fosforescenza di stelle, lo sguardo spazia maggiormente le profondit del suggestivo cielo africano.
A diciotto anni lanci nel mondo dell'arte un volume di versi col titolo; "Rimes du Bled". Il libro ebbe il successo di una rivelazione.
Gli onesti applaudirono concordi a questa giovinezza che si iniziava ai cimenti dell'arte con un libro di s cospicuo vigore, racchiudente una singolare dovizia di nuova ed impressionante poesia; e cos Nesgma, la Stella luminosa dei beduini, dalla critica libera e dignitosa, si ebbe il nome d'arte di "Muse Algrienne".
Non a caso, n per compiacenza le fu dato un cos alto ed ambito nome d'arte: ch la vita del bled e della tenda nomade, il canto dei cammellieri erranti e dei pastori beduini, la nenia deliziosa delle madri e le deliziose canzoni delle fanciulle, il polifonico inno della selva e del deserto; tutta codesta vita nella sua verginit di un grandioso fascino ardente, trova nelle sue "Rimes du Bled" una schietta dipintura sobria di tinte e di colori, una felice sicurezza di osservazione.
Poco tempo dopo la giovanissima Nesgma fece la sua prima conferenza. Fu un nuovo trionfo. La bionda Musa raccolse l'acclamazione frenetica di quanti l'ascoltavano e fu coperta di fiori e di plausi.
Immedesimata nelle sue descrizioni piene di sole e di fascino con un lirismo che penetrava i cuori come una soave melopea musulmana, animava tutta la spontanea, rigurgitante poesia col lampeggiare dei suoi occhi luminosi, coi gesti imperiosi, suggestivi, esuberanti.
Non ingentilita da nessuna scuola di dizione, anche nell'esuberanza istintiva i suoi movimenti riuscivano piacevoli ed impressionanti poich il gesto rude, barbaro, accompagnava la parola come il narratore arabo dalla vita, ardente, addestrata all'insegnamento della vita, accompagna i suoi racconti coi gesti gravi, solenni, audaci, furibondi che agitano e che sconvolgono. Anche come conferenziera afferm la sua personalit, ed apparve, come nei suoi canti, genuina ed originale.
Cos nella sua giovinezza port la parola vibrante da Tunisi ad Algeri, a Costantina, a Bona, a Marsiglia, a Parigi dove riport un vero trionfo cos nella sala de "l'Alliance Franaise" come nella Sorbona dove, alla presenza di Loubet, parl di tutte le bellezze e le miserie, di tutti i fascini e tutte le amarezze di quell'Islam desolato, per il quale ella vuole benessere e redenzione, davanti a pi di seimila persone, scelto pubblico di intellettuali e di studiosi.
Nei giorni di tregua, ad Hippone, nella simpatica villa - una specie d'arca di No per la variet delle bestie che alberga: cavalli, gazzelle, conigli, pavoni, tacchini, piccioni, allegra di fiori, verde di banani, gaia di passeri - proseguiva infaticabilmente nella sua opera di scrittrice e di poeta.
"La Vandall" lanciato nel 1907, un poderoso romanzo storico ricostruito sulle rovine d'Hippone distrutta dai vandali, e "Les Endormies" uscito nel 1909, un volume dove l'anima della donna musulmana si dibatte cercando di aggrapparsi invano all'ancora della civilt, di dove il fatale soffio della lussuria che la brucia, la distacca e la restituisce al gorbino rustico ed alla casetta di argilla, assicurarono ed affermarono i primi trionfi della gagliarda scrittrice.
I libri ricordati, oltre "Evangile" poesie, "Djellali", "l'Aures-barbare", "Biskra Cosmopolite et Touggourt Sauvage", ed altri studi e conferenze pubblicate a cura della "Societ di Geografia" dell'Africa del Nord, la premurosa iniziatrice delle sue conferenze, sono le pubblicazioni che finora hanno avuto la lode del pubblico e che gli intellettuali han potuto gustare ed apprezzare.
Oggi, per gentile consenso dell'autrice, noi possiamo parlare di altre opere manoscritte.
Un dramma tragico in due atti, svolgentesi tra le meravigliose rovine di Dougga  "Libera". Libera  la giovinetta indigena, adottata da Probus, antico patrizio romano, la quale, sentendosi bruciare nelle vene il sangue orientale, salva un guerriero berbero, il genero di Probus, al momento della rivolta schieratosi coi ribelli, guidandolo per la via sotterranea che ella sola conosce al campo degli insorti. Ivi giunta i ribelli la costringono a restare; ma Libera, che ha compiuto la sua missione e non vuole abbandonare il vecchio patrizio, del quale nella vecchiaia  il prediletto sostegno, fugge. Rincorsa dai rivoltosi viene arrestata ed accecata. Cos, colla notte eterna nelle pupille belle, torna guidata da un fanciullo nella casa di Probus dove s'avvelena e muore.
"Il Vendicatore"  altro dramma in due atti di vita araba attuale che si svolge in un comune misto d'Algeria.  l'amministratore che invece di dar ragione a Nuna, la giovinetta araba che vuol sposare "Lakdar", accorda al padre di essa di darla in isposa ad un suo amico che essa non ama, epper cade colpito dall'odio e dalla vendetta di Lakdar.
N qui si arresta l'opera della giovanissima Nesgma che insegue instancabilmente il suo gran sogno: "La Khaina"  il titolo di un dramma storico pastorale, tragico e suggestivo in versi di maravigliosa bellezza che ha per campo d'azione l'Aures-Barbare; ed ora "Hadahia" il pi recente romanzo, un piccolo capolavoro. "Hadahia" parola araba che significa "Questa  lei"  come "Les Endormies" uno studio finissimo, arguto e profondo sulle donne musulmane.
Kralk, lesto e nervoso come un gatto selvatico,  il suonatore di sgiuk. Egli, dalla sua abitazione erta a picco come un nido d'avvoltoio sulle gole del Rhumel a Costantina, sfida col trillo della sua canna istoriata il crocidio del corvo e lo strillar dei falchetti. Con lui abita Lunissa sua moglie donna cabilla, indolente perfino nell'amore, e Madith....
Madith a otto anni custodiva le capre sui monti della Cabillia. Rimasta orfana, Oual suo fratello, la condusse ad un mercato e le disse: "Aspettami." Disparve e non torn....
La fanciulla divenne guida di un povero cieco coperto di piaghe purulente.... Un giorno buss alla porta d'un ospedale, l'ospedale delle suore bianche. Il portone s'apr, Madith divent suora Cecilia. Per parecchi anni fu l'infermiera attenta, premurosa, infaticabile e la suora divota, credente, anzi fanatica della nuova fede, del cattolicismo.
La laicizzazione degli ospedali, monasteri, ecc., la allontan dalla sua umanitaria fatica, ma non segu le compagne per le vie dell'esilio pure ardendole sempre fervida in cuore la fede cristiana, e si ritira nella casa di Lunissa sua parente, la moglie di Kralk il suonatore di sgiuk. Suora Cecilia  bella; Kralk trae accenti esasperanti e deliziosi dal suo strumento amico: la febbre dei sensi, la passione, l'amore cominciano a bruciare la verginit della sua anima e della sua carne
come il salso uragano del mare
brucia i fiori degli orti marini".
Suor Cecilia rifugge e si ricovera nella preghiera e nella fede. Ma trionfer la fede?... Lo sgiuk di Kralk d fremiti alle sue fibre, palpiti alla sua anima, ardori al suo sangue. Suora Cecilia  giovine e si ricorda di quando era Madith, la pastorella dei monti della Cabillia.
Lo sgiuk la trascina, ella lo segue inconscia; lo sgiuk scende verso la vasta grotta de "l'uomo selvaggio" nella riviera, sotto la montagna spaccata, ella lo segue sempre.
Un piccolo pastore ebreo di sulla riva vede e racconta:
Una musulmana, scalza, travers saltando di pietra in pietra il torrente e and verso la grotta de "l'uomo selvaggio", entr e disparve.
Allor s'intese il tremolio del gorgheggio d'uno sgiuk! A quel trillo la musulmana si spoglia, e nuda, coi capelli schiomati sugli omeri statuar, sulla bronzea fronte tatuata si lancia ad una danza spasmodica.
Le vestigie di suora Cecilia rimasero nell'abitazione di Kralk erta a picco come nido d'avvoltoio sulle gole del Rhumel a Costantina, e Madith, la capretta folleggiante, segue Kralk, il suonatore di sgiuk su per gli aspri monti della Cabillia.
Questa, pallidamente riassunta, la favola dell'ultimo romanzo vibrante, corretto, conciso, che interessa, agita, avvince il lettore dalla prima all'ultima pagina.... Come nelle "Endormies" la civilt cristiana lotta vanamente per rapire un'anima all'Islamismo cercando di castigare nella preghiera e nella fede la veemenza di una natura istintivamente sensuale. Ma pi veracemente  svolto quest'ultimo lavoro "Hadbia".
Il processo di una sempre maggior perfezione e austerit d'arte che balza evidente dalla feconda produzione di Nesgma (che al suo nome di Magal Boisnard ha aggiunto da un anno quello di Crespin, per avere sposato il dottore Pierre Crespin di Marsiglia, distinto e colto giovane che lasci la sua citt per stabilirsi sotto i cieli africani che sono pi spaziosi e affascinanti per il fervido ingegno della sua signora), stavolta ha superato ogni aspettativa. L'anima di fanciulla ha potuto svolgersi in anima di donna compiuta e ogni mistero di vita studiato e plasmato da lei, ecco che diventa nobile forma d'arte che sempre pi la eleva verso i fastigi di un sacro monte che gi le cresce una verdeggiante fronda di lauro a ghirlandarle le magnifiche chiome.
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Bona (Algeria), giugno 1911.
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FINE.